Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 accordo, viene raccomandato di non interessarci di politica e di non tentare di affittare una casa in città. Agli emigranti con famiglia è concesso solo di affittare cantine o solai, oppure di abitare in campagna. Per averci in pugno, il permesso di soggiorno comprende anche il posto di lavoro e dev’essere rinnovato regolarmente, così ci impediscono di cambiare lavoro e possono rimandarci in Italia. Per tutelare i propri, la legge sancisce che una ditta non può licenziare nessuno svizzero fino a quando ha uno straniero alle sue dipendenze. Alla Rondez il rischio è nullo perché anche in caso di crisi alcuni nostri connazionali altamente specializzati non possono essere sostituiti. La giornata lavorativa alla Rondez è di otto ore normali, più una di straordinario la sera e quattro il sabato mattina. Le carte del cottimo le chiudo soddisfacenti. Negli spogliatoi ci sono una decina di docce aperte solo a mezzogiorno del sabato per centinaia di operai, e se non riesco a farla subito devo aspettare un’ora e più. Se la cavano meglio gli svizzeri, che al suono della campanella si lavano attorno alle vaschette rotonde la faccia e il collo con la pezza insaponata e se la filano. Ho comprato con pochi franchi una bicicletta usata, che mi permette di spostarmi di giorno o di notte. Torelli ci parla della sua Topolino, la macchina che ha comprato in società con il compaesano Malone e che rappresenta lo status symbol dell’operaio moderno, il non plus ultra del benessere. Per non perdere il senso della realtà i contatti postali con Carmen, mamma Linda e gli amici in Italia sono importantissimi e li mantengo a costo di molte ore di riposo la sera. Per la questione dello sfratto alla Elena, l’inquilina del terzo piano a Preli, Carmen mi ha scritto di recente che è stata con mio fratello Giacomo all’udienza in Pretura e che su ingiunzione del giudice la famiglia ha sloggiato. La chiave l’hanno lasciata alla Elvira, una vicina amica di Elena. Per recuperarla Giacomo ha dovuto minacciarla di chiamare i carabinieri, altrimenti lei insisteva che aveva l’ordine di tenerla in consegna fino a quando tornava il marito di Elena. Lui è poi stato visto nella salita Preli con una gran cesta sulle spalle piena di sterco da versare nell’appartamento rimasto vuoto. Prima di partire hanno strappato i fili della luce, asportato gli interruttori, le prese della corrente e di tutto l’impianto elettrico hanno lasciato solo il contatore. I muri sono scrostati, gli infissi vecchi e rotti. Vedendo l’appartamento in quello stato, mia madre voleva cercare l’ex inquilina con il randello nascosto sotto la veste e finire la disputa a

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