Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Un giorno, un giovedì, il nonno è tornato a casa prima del solito, ed è morto la notte del venerdì della settimana dopo. Quella mattina era venuto un uomo a chiedere informazioni sulla sua salute, e mio padre gli aveva risposto: «È morto stanotte, è di sopra nel suo letto.» Il nonno Umberto non aveva fatto testamento. Di lui sono rimasti solo gli effetti personali, i mobili della camera matrimoniale dove dormiva e i libri della contabilità, di cui nessuno capiva niente. Nessuno sapeva se c’erano soldi in banca, crediti o debiti. Sebbene in casa la miseria stava mettendo radici sempre più stabili e profonde, Linda e Giovanni, schiavi dell’ignoranza, hanno preso la scorciatoia più facile, e la figlia, erede unica ed incontestata, ha firmato la rinuncia a qualsiasi diritto e dovere per timore che si facessero avanti dei creditori. Umberto Bertani (primo da sinistra) , nonno materno di Umberto, commerciante di bestiame ai macelli di Genova, 1928 Ma torniamo a Preli. Pur facendo parte del Comune di Genova, grande città marinara, era un paese contadino, arretrato. La terra, divisa in fasce , era coltivata da uomini forti e tenaci. Delle antiche famiglie, come la
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