Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Poco distante da dove abitiamo Carmen ed io a Courroux in un appartamento ci abita Pino con due fratelli. La situazione, mi racconta Pino, è catastrofica. Nessuno dei fratelli vuole cucinare, lavare i piatti o pulire la casa, ma approfittano della sua spesa e della sua legna. Il fratello minore inoltre la notte tardi si porta in camera la Luisa e nell’altro letto il fratello maggiore è invidioso ed esige la sua parte, con il risultato che a quell’ora litigano e svegliavano tutto il caseggiato. Insomma la coabitazione è diventata impossibile e hanno dato la disdetta. L’occasione è ottima: noi andiamo a stare da Pino e da noi ci va Fabio con l’Adelina finché nascerà il piccolo. Tutto procede regolarmente e Carmen ed io traslochiamo. Stanchi e soddisfatti della giornata festeggiamo l’evento a letto ascoltando i programmi italiani alla radio appena comprata. Passata la mezzanotte veniamo svegliati di soprassalto. Cosa succede? Le grida e le bastonate provengono dall’appartamento accanto al nostro dove abita da una donna anziana e sola. La sua porta è chiusa. Mentre cerchiamo di capire, viene fuori al piano di sotto una donna svizzera e dalla casa di fronte la signora Marcaccioni, emiliana. Questa ci spiega che quando sentiamo grida e randellate significa che la donna è arrabbiata con le sue puppettes (che nessuno sa che cosa siano) e le sta punendo. Per farla smettere la notte è stata chiamata più volte la polizia, che ha tentato invano farla rinchiudere in una casa di cura. Sarebbe già morta di fame e di sporcizia se le autorità non avessero nominato responsabile una parente. La Marcaccioni ci assicura che le crisi non durano più di un quarto d’ora e infatti anche stavolta il rito punitivo di madame è già finito. I Marcaccioni sono una coppia emiliana più anziana di noi. Il marito non esce mai se non per andare a lavorare, ma io lo conosco perché lavoriamo nello stesso reparto. Non siamo amici: buongiorno, buonasera e basta. La moglie è piccola, chiacchierona e svelta come un folletto, pulisce, lava, stira e prepara il pranzo e la cena per sé, per il consorte e per un parente che la chiama zia. Non sopporta la vista degli oggetti d’ottone ossidati. Quando vede una targa, la maniglia di una porta o un rubinetto va a prendere il sidol e lo straccio e torna rapida a lucidarlo come si conviene. Le piace dire che ha dimenticato l’italiano, in famiglia parlano francese e noi facciamo una gran fatica a capirla. Abbiamo però capito che fa il sugo per la polenta e la pasta con i passeri che prende con le trappole sul suo terrazzo.

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