Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Questa caccia l’aiuta a risparmiare sulla spesa della carne, con gran disgusto di una svizzera tedesca che abita sotto di lei al pianoterra. Lo sa perché spesso ci sono le piume nella spazzatura e una volta glieli hanno anche serviti quando l’hanno invitata a pranzo, ma lei li ha rifiutati schifata. E con questo? Cosa diciamo noi dei suoi compaesani, che in mensa mettono tutte le vivande del vassoio, compresi il latte e l’insalata, in un’unica scodella, per mescolare tutto e mangiarlo come i porci? Oppure che quando sono malati fanno il brodo con la carne di cane perché credono li faccia guarire. Ricordo benissimo che sulla vetrina della vecchia macelleria dietro la stazione di Delémont stava scritto ad arcobaleno viande de chien et de cheval. Paese che vai, usanza che trovi. Passata qualche settimana nella nuova abitazione, arriva Fabio una sera a protestare perché abbiamo sloggiato senza pagare l’affitto. Non è nostra abitudine lasciare debiti in sospeso. Inoltre come avremmo potuto con quel bel tipo della padrona? Ne nasce una vivace discussione, ma per fortuna ho tenuto le ricevute e gliele mostro. Nel fine settimana vado comunque per definire la questione e sento che Fabio e l’Adelina tornano a Genova. Gli chiedo come è andata a finire alla Rondez con la faccenda dell’assicurazione per il braccio rotto. Accusando forti dolori (anche se non c’erano) pensava di poter continuare a riscuotere una compensazione straordinaria, ma per farlo avrebbe dovuto affrontare una causa legale. Ha lasciato perdere e invece di cominciare a lavorare lunedì prossimo, com’era stato stabilito dal dottore, preferisce licenziarsi, partire con Adelina e farla finita con questo paese di zoticoni, mangia patate, che non hanno mai fatto la guerra e non hanno inventato niente all’infuori dell’orologio a cucù. Non lo rivedrò fino a quando, circa tre anni dopo mentre Carmen ed io siamo a Genova per fare i preparativi per partire per l’Australia, lo incontro sull’autobus e mi racconta che vive solo, disoccupato e disperato. Di Adelina non sa più niente da quando se n’è andata portandosi via la bimba nata dopo il rientro dalla Svizzera. Mi dà il suo indirizzo e mi prega di avvertirlo caso mai mi capitasse di sentire che in Australia cercano operai meccanici specializzati. È pronto a trasferirsi in qualsiasi momento in ogni parte del mondo. Il 1956 è un anno frenetico alla Rondez. In fonderia si lavora a tre turni ed è risaputo che una parte delle commesse sono italiane, dove invece la crisi persiste, le fabbriche chiudono e la disoccupazione aumenta. I
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