Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 reggiani politicamente impegnati dicono che fa parte di un disegno per mantenere in ginocchio la classe operaia. È stato costruito un nuovo capannone moderno, dove si lavora in condizioni migliori. Dal mio posto con il bancone nuovo e le rotaie incrementate a livello del pavimento, monto con facilità i vibratori per i frantoi della ghiaia. Nelle operazioni repetitive ho spesso l’aiuto di qualche altro operaio che timbrando sul mio cartellino risulta a mio carico. Mi pagano ogni vibratore quaranta ore, ma io riesco a farlo in quindici. Per smaltire le troppe ore avanzate tengo a volte l’aiutante oltre il necessario. Per questa ragione ho chiesto a uno svizzero che mi ha aiutato mezza giornata di rimanere un po’ di più. Non riusciva a capire perché e ho dovuto dirgli che mi sarei occupato io del cartellino. L’ho tenuto altri tre giorni con me e quando ha preso la paga me l’ha mostrata dicendo che non aveva mai preso così tanti soldi. Il mio collaboratore preferito è Presciutti, un fabbro ferraio che in Italia abitava sul Lago Trasimeno. Più vecchio di me, ha una figlia diciottenne, bassa e grassa, fidanzata con il macellaio del suo paese. «Un puttaniere — dice Presciutti — sempre in giro la notte con la Fiat 1400 in cerca della scopata facile. Meglio così: sfogandosi con donne di malaffare non pone pressioni a mia figlia, che deve custodire la verginità fino al giorno del matrimonio.» Gli dico che se avesse un poco più di dignità non racconterebbe queste cose, o meglio non le subirebbe, ma lui risponde che non devo giudicare troppo in fretta: quello è maschio, è giovane ed ha promesso a mia figlia che la sposerà. Mi confida che la famiglia del fidanzato è padrona della bottega e che dopo sposata anche la figlia lavorerà in macelleria e passerà a lui la carne sotto banco. Per portare in Svizzera questa figlia e l’altra minore, Presciutti ha chiesto il permesso del fidanzato, che ha acconsentito a patto che venisse costantemente sorvegliata. Così, quando la ragazza vuole andare al gabinetto fuori casa o in un locale pubblico, viene accompagnata. Presciutti ha imparato il mestiere del fabbro ferraio al suo paese, dove c’erano macchinari antiquati. Alla Rondez è spaesato e Schultz una mattina mi chiede se è malato. Non mi risulta, rispondo sorpreso, è laggiù che lavora, sta tagliando un grosso doppio T. Schultz l’aveva visto, voleva solo sapere se è malato in testa per mettersi a tagliare un doppio T con il seghetto a mano quando c’è la sega elettrica. Dal canto mio mi trovo bene
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