Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Svizzera compresa. Gli unici che possono fermarli sono gli americani. Ma americani e russi hanno entrambi le bombe atomiche e il conflitto potrebbe degenerare in guerra atomica. La tensione in officina è forte, tutti discutono, si interrogano e la produzione della mattina è quasi nulla. Un facile bersaglio a portata di mano su cui sfogare la rabbia accumulata in tanti anni di guerra fredda è costituito dagli operai italiani che difendono sindacalmente i lavoratori. Prima di mezzogiorno nei gabinetti appaiono delle scritte che inneggiano alla sconfitta del comunismo, alla fine delle forze del male che minacciano la pace del mondo, alla crociata per l’annientamento dei senza dio. Sulle porte delle latrine sono stati disegnati degli uomini impiccati e sotto con la pittura nera ci sono quattro nomi: Torricelli, Malone, Marocchi, Ricò. Gli interessati, credendo di gettare acqua sul fuoco, decidono di riportare il fatto in direzione. Non passa mezz’ora che l’impiegato dell’ufficio personale scende in officina con una nota ufficiale firmata dal direttore e la consegna ai quattro in questione: licenziati in tronco. È un fatto inaudito. Molti, compresi alcuni svizzeri, smettono di lavorare. In segno di solidarietà e violando il regolamento interno Andrè, un giovane svizzero amico degli italiani, va in mensa a comprare una bottiglia di vino e la porta sul banco di Marocchi, il nostro rappresentante nella commissione interna. Il padre di André, saldatore, impaurito dal gesto del figlio lo rimprovera e esorta a non immischiarsi nei fatti degli italiani. Malone e Ricò, entrambi disegnatori nell’ufficio progetti, decidono di andare con gli altri due licenziati a reclamare giustizia al sindacato FO & MASH a Delémont e se neccessario anche dal sindaco della città. In officina il lavoro continua a rilento fino al termine della giornata. A parte le chiacchiere nessuno sa cosa si può fare per aiutare i compagni di lavoro licenziati. Fermare il lavoro appoggiati dalla commissione interna sarebbe l’ideale se questa fosse compatta, ma la maggioranza dei lavoratori svizzeri concorda con la direzione. Nel pomeriggio in un momento di relativa calma Marcaccioni, totalmente confuso e con il solito grembiule di cuoio sporco di olio industriale, vuole che io chieda a Schultz se ci sono altri licenziamenti in vista. Che strana idea è questa? Che fretta c’é? Se ci diranno di andare via andremo via anche noi. Ne parlo con Pino, ma neppure lui sa cosa suggerire. La sera alcuni di noi italiani vanno in cerca dei licenziati per avere almeno notizia sul loro destino. Un sindacalista svizzero ci informa che nel
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