Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 pomeriggio l’ufficio politico della polizia federale di Berna ha decretato la loro espulsione dalla Svizzera perché considerati elementi pericolosi e che la notifica gli arriverà per iscritto da un momento all’altro. Aggiunge però anche i quattro lavoratori licenziati sono partiti anzi tempo per rendere vano il provvedimento: «Ormai saranno in Italia e l’autorità potrà solo constatare la beffa.» Magra consolazione! Erano quattro dei migliori in ditta e sono stati cacciati come ladri. Da qualche settimana circola insistente la voce che alla Rondez arriveranno degli operai tedeschi. Tra gli svizzeri c’è grande emozione. Per sistemarli decorosamente, la direzione sta affittando delle camere ammobiliate in città mentre alloggiava noi italiani in baracche. Da lì a qualche giorno arrivano i primi a dissipare l’alone del mito tedesco e l’ansia dell’attesa. Per la verità sono persone dall’aspetto normale, alti o bassi, grassi o magri, giovani o meno giovani, indossano tute vecchie, giacche e pantaloni da montanari. In molti sono poco qualificati e si dichiarano saldatori elettrici per schivare il lavoro impegnato. Schultz gli trova del lavoro semplice e ripetitivo, da eseguire in coppia con gli operai svizzeri di lingua tedesca. Dopo qualche giorno la loro presenza non viene più notata. Krouch è uno di loro, un giovanotto biondo dagli occhi celesti che ha girato il mondo e non è particolarmente orgoglioso di essere tedesco. La conversazione tra di noi procede cordiale e attira l’attenzione di Schultz, che mi chiede in quale lingua parliamo. «Io in italiano — rispondo — e lui in spagnolo mischiato all’italiano.» Krouch infatti era a Buenos Aires quando c’era la rivoluzione, ha assistito alle battaglie di strada tra la gente e le forze del governo e ha visto i morti sui marciapiedi, i saccheggi e gli incendi. Ama la birra, ma avendo viaggiato la beve fredda, mentre i suoi compaesani la bevono calda. Certe mattine non è lucido, non ha voglia di lavorare e mi racconta che la sera prima ne ha bevuto dodici bottiglie. Al cottimo non è interessato, la Svizzera non gli piace, ma la tollera perché la paga è più alta che in Germania e gli occorrono alcune centinaia di franchi per pagare i debiti contratti al suo paese. Rimarrà infatti alla Rondez ancora qualche mese poi se ne andrà.
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