Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 38 Insofferenza Anche in Svizzera, come a Preli, il risveglio della natura in primavera è un’esperienza sublime — per chi la può godere. Solo dal grande albero vicino al portone del reparto traggo la nozione delle stagioni che passano. E della mia gioventù investita alla Rondez. Chi ha progettato la fabbrica se ne intendeva e ha sistemato le vetrate a due metri e mezzo di altezza e le latrine sotto il livello del terreno. I giorni, i mesi e gli anni passano uguali. La monotonia del lavoro non viene interrotta. Un uomo anziano una volta mi ha detto: «Per quanto bene sia remunerato il nostro lavoro, se i soldi te li contano gli altri il risultato è stabilito in partenza e il successo condizionato.» Aveva ragione. Prendi una paga, all’arrivo dell’altra paga sei pulito e ricominci da capo. Carmen ed io abbiamo elaborato un piano di risparmio e mettiamo in banca il più possibile, ma in questo modo ci priviamo di tutto il superfluo e comunque viviamo sempre nell’incertezza del risultato. Il mio ideale invece è di vivere una situazione dinamica. Non sono assetato della ricchezza fine a se stessa, ma se fossi ricco potrei avere la libertà di dedicarmi alle cose che amo di più, come l’arte per esempio. Le mie prospettive alla Rondez sono limitate. Misurata contro il desiderio ardente che ho di riuscire nella vita, la consapevolezza di appartenere al gruppo d’élite degli operai del reparto è magra consolazione. Se decido di continuare a lavorare per la ditta il percorso sarà lineare e arriverò alla pensione sconfitto nello spirito. Al mio attivo rimarranno migliaia di tonnellate di ferro lavorato, di cui alcuni avranno beneficiato senza faticare mai. Pino dice che non importa, che in questo mondo niente di quello che facciamo va perduto. Sarà, ma a me non basta. Non voglio morire senza che nessuno si sia accorto del mio passaggio sulla terra, devo trovare un’alternativa che soddisfi il mio animo tormentato. In una società stabile come la Svizzera tutto è determinato. Voglio andare lontano, in un paese nuovo, dove c’è ancora molto da fare. A Pegli il mio amico Tonino ha fatto la pace con il principale del magazzino all’ingrosso di carta e cancelleria dove lavorava e con il suo aiuto
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