Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 finanziario ha aperto una cartolibreria sua, fa il bottegaio ed è contento. Io gli auguro buona fortuna, se tornassi a Preli non potrei più accarezzare i sogni di un tempo. L’appartamento al terzo piano riavuto libero grazie allo sfratto è stato ristrutturato e affittato. La parte della casa che occupavamo noi al pianoterra e al primo piano è stata restituita al suo legittimo proprietario, cioè mio padre. Anche la proprietà della suocera Bernadette è stata affittata e i soldi della pigione le servono per sopravvivere. La vecchia idea — di installarci un allevamento di polli e ricominciare da capo alla mercè di leggi commerciali esose, regolamenti comunali difficili da rispettare, in un paese abbarbicato sul monte, dove il trasporto si fa a dorso di mulo — l’abbiamo abbandonata del tutto. Prendiamo atto che non siamo più vittime della disperazione pronte a sperimentare qualsiasi cosa. Il lavoro in Svizzera ci ha sollevati dall’indigenza, abbiamo guadagnato un briciolo di dignità e si è aperto uno spiraglio di speranza. Fin dal primo giorno alla Rondez avevo notato uno svizzero che aveva il compito di costruire cassonetti in lamiera. Li disponeva attorno al suo bancone e invece di completarli presto continuava a batterli e ci lavorava su per diverso tempo. Pareva non tenere in nessun conto la carta del cottimo e privo di ambizione sul lavoro tirava a campare. Sapevo inoltre che era il membro della commissione interna nominato dal direttore, che rappresenta alle riunioni sindacali. In quanto tale, si trova in una posizione ambigua e gli operai più politicizzati ne diffidano, ma pare che a lui della nomina importi poco e che non riporti né fatti né misfatti al direttore. Prima ancora di scambiare qualche parola con Argenti (così si chiamava l’operaio in questione) avevo sentito dire che era un artista che dipinge su tela ed espone nelle mostre locali. Argenti con me è sempre stato cordiale. Appena saputo che anch’io mi interessavo alla pittura, mi ha dato qualche consiglio utile. Non c’è bisogno della tavolozza, basta una tavoletta; e neppure del cavalletto, basta una sedia o il tavolo in cucina. La tela costa meno se la si compra a metro e la si taglia poi nelle dimensioni volute. Il disegno del iniziale non va raffinato troppo, si fa con il carboncino, lo si spolvera leggermente con lo straccetto, poi lo si dipinge. I tubetti di colore è meglio comprarli uno per volta, non tutti insieme quando non si sa neppure quali serviranno. La trementina serve per diluire il colore quando si vuole ottenere un effetto opaco, mentre per ottenerne uno lucido è bene usare l’olio di lino.
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1