Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 La pittura è il suo interesse principale. Avendo una famiglia numerosa ha avuto dalla ditta per un modico affitto l’appartamento dove ha traslocato da poco e in casa sono tutti contenti. Adesso che dispone di una camera in più, l’ha adibita a studio per la sua arte. Gli piacerebbe mostrarmi i suoi dipinti e i libri dei suoi maestri preferiti, farmi conoscere sua moglie, che adora. Così mi scrive l’indirizzo su un pezzo di carta e mi invita ad andarlo a trovare in compagnia di Carmen. Dal giorno dell’invito però Argenti è scomparso. Dopo un paio di settimane Carmen ed io andiamo a trovarlo la domenica pomeriggio. Argenti con la moglie e i quattro figli in tenera età ci accoglie sorridente. Consegnamo le caramelle che abbiamo portato per i bambini e veniamo a sapere che l’operaio-artista è appena tornato dal servizio militare annuale. Infatti sul pavimento vediamo il fucile, lo zaino, gli scarponi, il pastrano militare e il vasellame del rancio, il tutto in attesa di essere lavato e riposto per il servizio militare del prossimo anno. Argenti è stanco e assonnato, ha la barba lunga e rimane seduto sul divano. La moglie si scusa di non aver ancora fatto ordine e descrive nei dettagli la faticosa vita di caserma del marito elogiando l’organizzazione militare svizzera, che rende i soldati responsabili della sicurezza della nazione. Poi chiede a Carmen se anche noi in Italia siamo chiamati ogni anno a fare il servizio militare: «No — risponde Carmen — in Italia il rapporto tra lo stato e il cittadino non è di fiducia come qui. Nessun governo italiano si sognerebbe di dare armi e munizioni ai soldati da tenere in casa.» Intanto i bambini hanno portato in sala la gabbia col furetto, il loro animale favorito. Mentre Carmen lo accarezza, lui ne approfitta per scappare e nascondersi dietro i mobili, e i bambini si divertono a rincorrerlo, scatenando un gran baccano, che manda il padre su tutte le furie. Carmen si scusa, sarebbe meglio che togliessimo il disturbo, ma la moglie insiste che rimaniamo e io non mi faccio pregare perché ho una gran voglia di vedere i dipinti. Finalmente Argenti mi precede nello studio. Le sue opere sono tipicamente svizzere con i paesaggi di montagna, gli abeti e la neve. Mi spiega che i cieli vengono più naturali con le dita che con il pennello, specialmente le nuvole, e mi raccomanda di non sporcare mai il cielo con il verde ottenuto dalla miscela del blu con il giallo. Mi parla di Modigliani e di Matisse, i suoi artisti preferiti. Mi illustra gli attrezzi, mi legge i nomi dei
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