Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 colori sui tubetti, mi mostra le fotografie di qualche suo lavoro regalato o venduto. Quel pomeriggio sarà determinante per il mio futuro d’artista perché improvvisamente quello che mi era apparso irraggiungibile si rivela a portata di mano. Sento che posso mettere alla prova il mio talento, incominciare da solo e che mi sarà facile maneggiare il colore come mi ha insegnato Argenti. Così mi affretto a procurarmi l’occorrente e nei ritagli di tempo inizio i miei esperimenti. Presto però l’entusiasmo si rivela insufficiente e mi accorgo che non basta copiare il paesaggio dalle cartoline illustrate, svizzere o italiane che siano. Il colore emana una sua forza, ha le sue esigenze. Ne parlo con Argenti. Se ho queste sensazioni faccio bene a seguirle, mi dice, ma lui non sa consigliarmi. Mi accorgo che anche le forme come i colori hanno una propria forza intrinseca. Solo deformando il soggetto, nel disegno e nel dipinto, ne emerge l’anima. Ben presto noto che per dipingere una tela decente non basta ritrarre i soggetti nella loro materialità concreta, ma che bisogna captarne anche il sentimento, creare uno stato d’animo. Provo e riprovo. La notizia della mia attività artistica arriva alle orecchie del vice direttore della Rondez, intenditore d’arte, che mi fa sapere tramite il fratello che lavora nel mio reparto che gli interesserebbe vedere i miei dipinti. Gli faccio sapere a mia volta che può venire a casa mia di sera o di domenica e sarò ben lieto di riceverlo. Preferisce che sia io ad andare da lui con alcune delle mie tele. Accetto e sempre tramite il fratello scopro che non vuole ricevermi nella sua dimora, ma in quella del fratello nel quartiere popolare vicino al mio. Accetto di nuovo, lo incontro nel luogo, giorno e ora decisi da lui. Ho con me quattro tele montate sui telarini, non facili da trasportare in bicicletta. Le espongo all’intenditore d’arte, che dopo alcuni minuti di osservazione silenziosa seduto in poltrona mi dice « Très bien » e mi chiede se ho imparato a dipingere da solo. La domanda mi richiama alla mente la procedura dei punti, applicata ogni anno alla Rondez in occasione della gratifica natalizia, che discrimina gli operai senza certificato, come sono io, da quelli con il certificato della scuola d’arte e mestieri, con conseguente ovvia discriminazione economica. Fatico a contenermi e rispondo secco: «Dipingo come lavoro, da dilettante senza il certificato di nessuna scuola, ma dando tutto me stesso. Alla Rondez non ho mai chiuso una carta del cottimo sotto il limite massimo del quaranta per cento, non ho mai avuto un
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