Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Il tempo di mamma Linda è scaduto. Non la rivedrò più. Mi prende il rimorso per le incomprensioni che ci hanno spesso diviso caparbiamente. Solo adesso capisco che sarebbe bastata un po’ più di tolleranza per lasciar correre ed essere più felici insieme. Ma recriminare non serve. Pochi giorni dopo traslochiamo nell’appartamento della ditta. Nel nuovo quartiere c’è più movimento che a Courroux. Siamo a pianoterra e amici e conoscenti si fermano volentieri a chiacchierare, qualcuno entra per un caffè o un bicchierino. Si discute e si ragiona, i miei dipinti vengono ammirati, la vita è più varia. Eppure qualche cosa è cambiato, in officina non mi sento appagato, non sono più la stessa persona, ho la sensazione di essere invecchiato di colpo. La stazione ferroviaria di Delémont, luogo inospitale, battuto dal vento, è il punto d’incontro degli immigrati con gli amici e i paesani che parlano la stessa lingua, lo stesso dialetto. Lì c’è l’edicola, e quando succede qualcosa di grosso, come la crisi di Suez o quella ungherese, noi italiani possiamo comperare L’Unità in arrivo con il treno delle diciassette. Il giornalaio esige la prenotazione e vuole conoscere l’identità del cliente, non si sa se per eccesso di zelo personale o per ordine della polizia. Pino non è contento di vedere tutta questa gente radunata alla stazione inoperosa e in preda al tedio festivo, e vuole incoraggiarla a usare meglio il tempo libero. Così propone di formare un circolo ricreativo culturalmente impegnato, cui raccomanda che partecipino anche le donne, apre una sottoscrizione per affittare un locale e invita i più interessati a far parte di un comitato direttivo che organizzi un programma per attirare il maggior numero di connazionali possibile. Io accetto volentieri di dare una mano nei servizi e l’incarico di bibliotecario. Appendo inoltre qualche mia tela con paesaggi tipicamente italiani sui muri sguarniti del locale. E Carmen insieme ad altre donne si occupa di visitare le puerpere, le donne in ospedale o quelle maltrattate dai loro uomini e di assistere in genere chi è solo e abbandonato. L’inaugurazione del Circolo Culturale Ricreativo Italiano ha luogo il 25 aprile e invitiamo una personalità dell’ambasciata italiana a Berna che ci parli dei valori della Resistenza combattuta dall’8 settembre 1943 alla Liberazione del 25 aprile 1945. Vengono in tre, l’atmosfera è formale, c’è parecchia gente. Inizia a parlare uno degli ospiti, prima lento, poi si infervora e continua per un’ora. Non nomina la Resistenza perché lui in quel

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