Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 5 La scuola A scuola, la maestra ci racconta che nella Grande Guerra il re era andato al fronte, nonostante avesse potuto restarsene tranquillo nella sua reggia. Avrà certo pensato che era una guerra giusta e che la decisione di partire era quanto di meglio potesse fare per dimostrarlo. Lo dico a mamma Linda, che leggeva i giornali e intuiva lo strazio delle madri che avevano i figli in guerra. Mi spiega che il re, la guerra al fronte l’aveva vista con il binocolo, che come c’era andato lui ci sarebbe andata anche lei. Della mamma mi fido, so che non dice bugie, e capisco che le cose si possono interpretare in tanti modi, senza necessariamente mentire. Appesi in alto dietro la cattedra, c’è il crocifisso al centro, re Vittorio Emanuele a destra e il duce a sinistra. Re e duce sono in divisa militare. Il duce è ripreso di profilo, ha l’elmetto in testa e lo sguardo del condottiero che guarda lontano, diritto in avanti. Finite le lezioni, ogni giorno, la maestra ci fa alzare in piedi e prima ordina: «Saluto al re!» E noi rispondiamo: «Viva il re!» Poi ordina: «Saluto al duce!» E noi rispondiamo con il braccio teso: «A noi!» Un giorno viene in classe un giovane maestro residente nella Preli bassa a parlarci della marcia su Roma, degli ideali fascisti e del pensiero di Mussolini, e conclude la lezione raccomandandoci di «Credere, obbedire e combattere». La maestra rimane in silenzio. La mamma mi spiega che la signora Lucertini è una donna seria, stimata da tutti. Quando non parla è perché non può dire quello che pensa. Dalle carte risulto ufficialmente «figlio di contadino in proprio» e quindi escluso da ogni beneficio. Non solo niente quaderni, matite e penne gratis, ma anche niente colonie al mare o ai monti, e niente divisa di ‘figlio della lupa’. Inoltre, senza il libretto nero non posso andare con i miei compagni a mangiare la minestra nel refettorio. Noi pochi esclusi passiamo in fila per tre davanti alle porte spalancate della cucina, da cui esce l’odore della minestra fumante, e andiamo a mangiare a casa. Quelli con il libretto, invece, hanno il padre che lavora in fabbrica o comunque presso altri, e dunque godono in famiglia di uno stipendio assicurato. In casa mia non ci sono soldi, e di bagni al mare o gite in montagna non se ne parla mai,
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