Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 7 Austerità I soldi sono ancora più scarsi del solito. Vendiamo al pollivendolo le galline che non fanno più uova. Si potrebbe anche tirargli il collo noi e cucinarle, ma non ce lo possiamo permettere. Una gallina a natale ci basta, metà bollita, metà arrostita. Con la pelle e le frattaglie facciamo il ripieno dei ravioli, con le budella e la testa, il sugo, con le zampe arrostite e spellate, la gelatina. Gli ossi li diamo al nostro amatissimo Piri, e le piume le sotterriamo nel letamaio. Quando papà Giovanni compila la lista della spesa, la scrive così: «Mezzo chilo di pane bianco, una scatola di cerini, mezzo etto di formaggio parmigiano con tanta crosta.» Ma in bottega i fiammiferi di legno non li chiamano ‘cerini’, e la polpa del formaggio non la chiamano ‘crosta’, perciò io traduco i cerini in fiammiferi e la crosta in polpa. Una volta che la lista è finita nelle mani della Candida, la bottegaia, mi ha appioppato un pezzo di crosta con poco formaggio. Quando mio padre l’ha visto ha detto furibondo che la Candida è un’infame e se ne approfitta di un bambino. Mi rimanda indietro a cambiare il formaggio, ma mentre spiegavo la questione alla bottegaia, i presenti ridevano ed io ci sono rimasto male. Quando la penna stilografica dal pennino d’oro non scrive più, per ricaricarla sarebbe opportuno avere un bottiglino, ma mio padre non vuole comprarlo e promette che la farà ricaricare da un esperto quando andrà in città. La ragione più frequente per andare a Genova è la visita al monte di pietà per pagare la penalità di alcuni pegni in scadenza, per disimpegnare qualcosa da vendere oppure per impegnare qualche altra cosa di valore di mia madre. Una volta sono andato anch’io con mamma Linda in quel vicolo del centro storico, al primo piano dell’antico palazzo dai muri spessi più di un metro, in quel camerone sbilenco lungo e stretto con il soffitto spropositatamente alto, illuminato da una sola lampada. Vedo l’impiegato che dietro le lenti spesse degli occhiali esamina con sufficienza la merce della mamma. Nonostante la conoscesse già, le chiede i dati anagrafici, li annota sul modulo accanto alla quantità e qualità della merce, detta le condizioni e la fa firmare. Estrae i soldi dal cassetto, riaccomoda il sedere

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