Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 sulla sedia, balbetta qualche parola incomprensibile, riconta i soldi, ma prima di allungarli a mia madre, ci ripensa ancora qualche istante. Ed io mi sono ripromesso che mai e poi mai fintanto che avessi avuto un briciolo di forza per lavorare sarei tornato in quel luogo. Intanto Giacomo, il mio fratellino nato nel 1937 quando io avevo sei anni, cresce bene e sorride a tutti, troppo piccolo per capire cosa gli succede attorno. Quando mia madre parla di lui, dice che è stato concepito all’insaputa dei genitori: «È successo tutto per caso, nessuno dei due si è accorto di niente.» Anch’io non capivo cosa fosse veramente successo, ma per non ricevere risposte che sapevo sarebbero state elusive, non chiedevo spiegazioni. Comunque sia andata, ricordo che la notte che è nato Giacomo, in camera dei miei genitori c’era poca luce. Senza svegliarmi del tutto mi portano di peso a dormire nella stanza che era stata del nonno, in un letto che aveva il materasso sopra un cassone di legno (infatti la mobilia veniva adesso usata dai miei genitori, che avevano venduto la propria). Nelle notti successive, in quella camera mi trovavo male, avevo paura sia del silenzio sia dei rumori. Per essere certo che non c’erano fantasmi trattenevo il respiro fin quando mi addormentavo, e così ho finito per abituarmi alla nuova situazione. Ai tempi della scuola elementare ero magrolino e debole, e avrei avuto bisogno di una dieta più sostanziosa e varia. Spendendo quel poco che aveva, mia madre mi porta in corso Buenos Aires dal dottor Corradi come ai tempi dorati di corso Sardegna. Molte volte in famiglia avevo sentito menzionare questo pediatra perché da piccolo mi aveva prescritto uno sciroppo portentoso contro la tosse e me l’aveva fatta passare. La bottiglietta con l’etichetta e la formula del farmaco è stata conservata per anni. Il dottor Corradi mi diagnostica sintomi di deperimento dovuto a insufficienza di proteine e disturbi ai polmoni, prescrive le fiale di olio antibacillare Isnardi, lo sciroppo ricostituente e le gocce per rinforzare le ossa. Il tutto costa un sacco di soldi. Per la sola visita il dottore chiede ventidue lire, la mamma estrae dalla borsetta due banconote da dieci lire, ed io mi sento colpevole. Nei giorni che seguono peggioro e il dottor Corradi viene chiamato a casa, deve fare la salita Preli a piedi, arriva sudato e chiede cinquanta lire, poi dice ai miei genitori che la prossima volta si rivolgano al dottore locale. Negli interminabili pomeriggi che passo a letto, leggo sulla
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