Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 attività abbiamo costruito un’altalena, un carretto con i cuscinetti a sfera, un monopattino e una pista con pezzi di tavoloni da ponte. Vengono a giocare altri bambini e lo spiazzo davanti a casa diventa un parco divertimenti. Quando i rifornimenti scarseggiano, penetriamo dal fienile nella baracca del vicino e troviamo altri attrezzi e altri materiali, tra cui delle bottiglie di vetro pesante. Queste non servono per divertirci, ma potremmo venderle a Foglia, lo stracciaiolo. La tentazione è forte. Un paio di bottiglie alla volta, Luigi ed io le portiamo fuori e le teniamo nascoste. Ma il giorno in cui arriva Foglia il mio amico non c’è, e sono io solo a venderle. Intascati i soldi, mentre Foglia le sta mettendo nel sacco, da dietro l’angolo spunta il vicino. Cerco di scagionarmi e dico che le bottiglie le ho trovate nel fossato e vorrei aggiungere altre frottole, ma di bugia in bugia finirò per dire solo spropositi, e sto zitto. Nel frattempo escono di casa mamma Linda, la Elena e altre persone del vicinato. La situazione è grave, tutti sanno, chiacchierano e criticano. Restituisco i soldi a Foglia e me la filo nel bosco. Dopo un giorno passato solo e senza mangiare comincio a sentire i morsi della fame e ho paura del buio. Mantenendo la distanza di sicurezza mi avvicino alla casa, tento di raccogliere alcune prugne sull’albero, ma è difficile distinguere quelle mature. Dalla finestra della cucina illuminata vedo la faccia torva di mia madre. Lei non sa che volevo vendere le bottiglie per aiutarla e neppure voglio dirglielo. Anche a costo di passare un brutto quarto d’ora devo entrare. Mentre ero nel bosco, ma questo lo saprò solo dopo, per calmare il vicino imbestialito che minacciava di sporgere denuncia ai carabinieri, il babbo, oltre ad avergli chiesto scusa e restituito tutta la sua roba, gli ha offerto un risarcimento in soldi da scalare sul fitto mensile, ma il vicino ha declinato. Il babbo, che non mi picchia mai, sta esagerando per umiliarmi, ma lo perdono perché me lo sono meritato. Intanto la notizia della mia cattiva condotta diventa di dominio pubblico, il mio amico Luigi non si fa più vedere, ma mi fa sapere che suo padre non sa ancora niente e che non dovrà mai saperlo altrimenti lo ammazza di botte. Anche gli altri compagni di giochi stanno lontani e in cortile regna il silenzio. Dopo tutto quel trambusto io fatico a riprendermi, tutto solo.

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