Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 8 Venti di guerra In una magnifica serata estiva la famiglia è riunita sotto il pergolato a mangiare il minestrone alla genovese con il pesto e i taglierini fatti di casa, buono come solo mamma Linda lo sa fare. L’aria è tiepida e il profumo della campagna intenso, ed io sono felice come può esserlo solo un bambino a 8 anni. Tutt’a un tratto arriva gagliardo e fiero Carlino, lo spazzino fascista di Preli, ci saluta facendo schioccare i tacchi e scandisce con voce tonante la data della venuta del duce a Genova. Noi già la sappiamo per averla sentita tante volte in paese e letta anche sul giornale. Carlino, con tanto di matita e quaderno in mano, annuncia: «Cittadini italiani di Preli, mentre in città fervono i preparativi per ricevere degnamente l’arrivo del nostro duce, io sono qui stasera per fare la lista di quanti saremo presenti alla grande adunata che si terrà in piazza della Vittoria il giorno della sua venuta. E tu Giovanni, in questa magnifica giornata storica, verrai ad applaudire il discorso del capo?» «Certo che ci verrò! — risponde il babbo — Segna sul taccuino che ci verrò con tutta la famiglia, siamo in quattro noi.» Carlino bagna la punta della matita sulla lingua, annota la risposta, scatta sull’attenti con un altro schiocco di tacchi, ci saluta con il braccio teso, fa dietro front e si dilegua rapidamente. Ha fatto tutto così in fretta che non abbiamo nemmeno il tempo di contraccambiare il saluto. «Bisogna capirlo, — dice il babbo — le visite le fa volontariamente, non lo pagano e deve elencare tutti gli abitanti di Preli.» Appena Carlino è abbastanza lontano da non poterci più sentire, chiedo al babbo se ci andremo davvero. «Non andremo a sentire un bel niente — dice — ma è sempre meglio dire di sì, altrimenti il nostro no rimane scritto nelle liste dei fascisti e potrebbero servirsene per farci del male.» Questa lezione è una di quelle che imparo all’istante e rimarrà fondamentale per la mia formazione. Genova riceve Mussolini in gran pompa, al suono delle fanfare, tutta imbandierata e gremita di gente. I giornali riportano l’evento a caratteri cubitali, con pagine zeppe di fotografie, di frasi inneggianti alla figura del grande statista, condottiero magnifico, magnanimo e generoso, amico del
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