Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Il mattino dopo esco presto di casa e vedo il paese intatto: nessuna bomba, nessun ferito, nessun danno alle persone o alle case. Nando e altri membri dell’UMPA hanno appena terminato il giro d’ispezione e scongiurano noi ragazzi, in caso troviamo qualche ordigno inesploso, di non toccarlo per nessuna ragione e di chiamare subito qualcuno di loro per neutralizzarlo. Hanno in dotazione l’elmetto, l’ascia, il secchio della sabbia e la maschera antigas. Io, che sapevo ben poco delle funzioni dell’UMPA, rimango sorpreso che gli altri ragazzi già sapevano tutto e avevano persino assistito agli addestramenti. Anche il babbo sapeva, ma non avendo nessuna simpatia per l’UMPA non mi aveva mai detto che è volontaria e rappresenta l’autorità paramilitare in borghese, quella che verifica l’accuratezza dell’oscuramento, che aiuta i vecchi e i malati ad andare nei rifugi durante gli allarmi e tenta di rianimarli quando svengono, che dopo i bombardamenti soccorre i feriti, spegne gli incendi, vigila sugli sciacalli, riferisce dove sono gli aerei nemici abbattuti, individua dove si nascondono i piloti scesi con il paracadute e li prende prigionieri. Per questo dicono a noi ragazzi di non fidarsi e avvertire immediatamente l’UMPA nel caso trovassimo qualche pilota nemico. Diverso è l’effetto quando qualcuno dice che una cannonata costa più di cento lire. Pensando alle bestemmie di mio padre ogni volta che deve pagare le tasse concludo: «Se i soldi di una cannonata potessimo averli noi, ci basterebbero per un mese intero e potremmo vivere felici e contenti.» Le notizie giunte da Genova ci informano che invece nei quartieri popolari del Porto sono cadute alcune bombe sulle case degli operai. Sulla strada del Bisagno Istria una lunga fila di gente sfolla verso l’entroterra. Sono soprattutto carri e carrette trainati da muli o a mano con gli uomini alle stanghe e le donne a spingere. I camion e le automobili sono pochi. Ci sono anche le carrozzine per bambini stracolme di oggetti utili alla sopravvivenza e di masserizie da salvare. Partecipano all’esodo anche gli uomini che vogliono mettere la famiglia al riparo dalle bombe pur dovendo poi ritornare in città a lavorare. Ma trovare un alloggio tra i monti dell’interno è quasi impossibile e i meno fortunati dovranno accontentarsi di dormire nei fienili, nelle stalle o sotto un ponte. Anche noi a Preli abbiamo gli sfollati in casa dello zio Beppe, che da vero campione delle circostanze ne accomoda alcuni in sala, altri nel corridoio, altri ancora nella stalla e nei ripostigli. Tutta questa gente venuta
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