Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 9 Tempo di guerra I rifiuti di ogni genere — rottami, stracci, gomma vecchia, carta da macero, ossi ecc. — hanno acquisito un valore commerciale non indifferente. A Preli vengono venduti a Foglia, lo stracciaiolo, che arriva con il sacco e porta via tutto. Noi ragazzi di solito agiamo da soli, ma quando si tratta di un progetto impegnativo operiamo in coppia. Presi dalla smania di fare qualche lira, il mio amico Berto ed io partiamo con due sacchi vuoti alla volta della discarica comunale dei Burcani. L’intenzione di portare a casa tutto il possibile e di venderlo poi a Foglia è buona, ma già sulla via dell’Acquedotto Municipale, nella gola tra i due monti, l’aria fetida della discarica ci riempie le narici e sul posto una marea di gente ben attrezzata è già intenta al lavoro. A noi, raccattatori scalzi, il buon senso suggerirebbe di rinunciare, ma dopo aver fatto tanta strada l’orgoglio non ce lo permette. I nostri competitori sorridono e forse per commiserazione ci avvertono di stare attenti quando il vagonetto aereo sui cavi d’acciaio scarica la nuova immondezza perché è facile venire investiti dal gran polverone suscitato dal carico che precipita. Ci consigliano inoltre di avvolgere i piedi in qualche straccio, di fare attenzione ai vetri rotti e di non toccare la roba infetta. Dopo avere rovistato alcune ore con tutti gli accorgimenti possibili, fossimo anche i più entusiasti raccoglitori del mondo, è evidente che non possiamo competere con chi ha grande esperienza e gli attrezzi necessari. Vendiamo a Foglia tutta la roba raccattata in un giorno per due lire. Nessuno di noi due avrà più il coraggio di raccontare l’avventura dei Burcani. La mattina del 9 febbraio 1941 le cannonate della marina militare inglese ci svegliano alle prime luci dell’alba. Da Preli non vediamo Genova e il mare perché abbiamo davanti la montagna di Quezzi, ma un minuto dopo l’esplosione vediamo salire dalla costa verso il cielo limpido un pennacchio di fumo nero. Mi arrampico su un albero, ma non serve. Le cannonate e i pennacchi continuano per alcune ore, ma le nostre batterie tacciono. Il giorno dopo a scuola e sul giornale ci diranno che non sarebbe stato prudente intervenire perché sparando avremmo rivelato agli inglesi le nostre posizioni e loro le avrebbero potute adoperare in futuro per

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