Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 dottori. Se è di buon umore, trascinandosi dietro la gamba e il bastone, ci porta a passeggiare lungo i corridoi dell’ospedale piastrellati in marmo bianco e appena restiamo soli ci racconta come fa ad ingannare i dottori e gli infermieri ridendo soddisfatto della propria astuzia. Adesso anche mamma Linda è contenta. Con il marito richiamato alle armi ha diritto al sussidio governativo, che supera le duecento lire la quindicina, e dopo tanti anni di stenti si sente più tranquilla. Ogni volta che va alla posta a ritirare il sussidio mette il vestito buono, cammina di passo lesto ed ha tutta l’aria della persona rinata. Tornata a casa con qualche squisitezza avuta sottobanco dal droghiere, ci racconta come pagherà i debiti accumulati negli anni. Tutto va per il meglio fino a quando durante la solita visita in ospedale confida al marito che ha restituito i primi soldi ai creditori. Non lo avesse mai fatto! Giovanni accusa la moglie di avere agito senza consultarlo, si ritiene tradito e ha una reazione violenta. Per nessuna ragione al mondo doveva dare dei soldi a zio Felice (che da anni ci fornisce il latte e ci fa l’olio nel suo frantoio senza mai ricevere una lira), tantomeno a Cin (che ogni stagione viene da noi a battere il grano e ha molti pagamenti arretrati), e così a non finire. Senza il suo consenso non dobbiamo dare una lira a nessuno, specialmente alle canaglie che hanno già preso più del dovuto. La mia solidarietà per la mamma è totale, non vedo l’ora di tornare fuori, respirare l’aria fresca e di non dover più assistere alla sua umiliazione. Mentre si avvicina la stagione della raccolta delle olive, la gamba del babbo migliora e gli vengono dati un paio di mesi di convalescenza. I dottori se ne compiacciono e lui ringrazia per le ottime cure ricevute. Qualche giorno dopo il ritorno a casa, Giovanni riprende a camminare normale e a salire sugli ulivi. Nessuno si prende la briga di fare la spia all’autorità distrettuale. Per non denunciare l’intera quantità di olio prodotto è cruciale la collaborazione dello zio Felice, gestore del frantoio di Preli. Quando l’olio è pronto da riportare a casa, prima di dare il via alla prima quarta, lo zio manda uno dei suoi fidi a controllare che non ci sia in giro l’ispettore governativo e appena vien dato il via libera completa la bolla di accompagnamento con l’ora posticipata, in modo che il tempo tra la prima e l’ultima quarta sarà talmente corto che alla fine dell’annata l’olio denunciato risulterà talmente poco che non dovremo consegnarne all’ammasso

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