Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 neppure un po’. In casa vengono poi fatti i preparativi per sistemare l’olio. Ovvero, nella stalla sotto la mangiatoia della mucca è stata scavata una buca per nascondere le giare, che verranno coperte prima con un leggero strato di cemento magro e poi con il letame di coniglio. A mio fratellino, ancora troppo piccolo per capire, diciamo che abbiamo messo lì il veleno per i topi, colpevoli di uccidere i coniglietti. Nei pomeriggi freddi e ventosi invitiamo in casa le raccoglitrici di olive, facciamo le frittelle e le compensiamo con le bottiglie dell’olio nuovo. Si ride, si scherza e si raccontano barzellette. C’è la Elena, l’inquilina del terzo piano, attiva nella raccolta e per il momento rappacificata con mamma Linda. C’è la Santina, che racconta le sue avventure e i suoi viaggi in prima classe con personaggi strambi e danarosi quando lavorava nei lupanari delle città della penisola, e che ricorda volentieri quando a Roma l’avevano mandata da un Monsignore sofferente di depressione per aiutarlo a sollevarsi il morale. C’è la Anna, che parlando del figlio Fiore, combattente alpino prima sul fronte francese e adesso su quello greco, si asciuga le lacrime e spera solo che il figlio sia ancora vivo. Nelle lettere che le arrivano dal fronte, Fiore le chiede sopratutto della naftalina da buttarsi addosso per combattere i famelici pidocchi, che in trincea pare vogliano divorarlo vivo. La naftalina è scarsa e ci accordiamo per comprarla in città, dove ne dànno un etto a testa. Entrando in negozio io e lei separati, la Anna riesce a fare il pacco da spedire al figlio. Carlino, lo spazzino di Preli, fratello di Mari, è fascista di comprovata fede, ma non si dà arie in divisa, non parla di politica, non ha mai partecipato alle azioni punitive e non ha mai fatto la spia o del male a nessuno. Da quando sono entrate in vigore le carte annonarie, compra ligiamente solo quello che concede la tessera. Tutti e due due (Carlino e Mari) non sono sposati, vivono nella stessa casa e amano i fiori: il loro giardino è tra i più belli di Preli. Mari, assidua raccoglitrice di olive, partecipa alla festa delle donne e racconta volentieri le sue storie amorose di gioventù, già risapute, che per una ragione o per l’altra sono tutte finite male. Tornata a casa, loda al fratello la squisitezza dell’olio nuovo e l’allegra scorpacciata di frittelle. Carlino finora ha tenuto duro, gli basta la razione delle annonarie e rifiuta l’invito di partecipare alla festa, ma alla fine cede alla tentazione, si avvicina silenziosamente al vetro della nostra finestra e guarda dentro con la mano sulla fronte a mo’ di visiera.
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