Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Mamma Linda non lo riconosce ed emette un urlo talmente forte che zittisce di colpo tutta l’allegra compagnia. Appena le viene detto che era Carlino, mortificata lo invita a entrare, ma Carlino, mortificato per essere stato scoperto, prende la scusa che non vuole guastarsi l’appetito fuori orario e va via. Linda spiega che si era spaventata perché le era parso di vedere appoggiata contro il vetro la morte, venuta a portarsi via qualcuno di noi. Le donne, superstiziose, implorano Mari di nutrirlo: «Povero Carlino! È così magro. Se non gli dài qualcosa in più della razione, morirà!» Mari allora assicura che anche lei fa del suo meglio per convincerlo a mangiare, ma che a lui basta la razione delle annonarie, e parte in quarta a difendere il fratello: se tutti facessimo sacrifici come lui a quest’ora la guerra sarebbe già bell’e vinta, e se non lo è la colpa è dei corrotti e corruttori, dei profittatori ecc. ecc. Le donne l’ascoltano in silenzio per compassione, ma quando Mari non la smette una di loro lascia partire un pernacchietto breve e sonoro. Tutti ridono forte e l’atmosfera si rasserena. «Il pernacchio, cara Mari, non era per te o per tuo fratello, ma per la crudeltà della guerra, per il duce e il suo amico Hitler. Se non fosse per la fame, le bombe e i morti, la retorica di Mussolini e di tuo fratello sarebbe davvero cosa da riderci sopra con bordate di pernacchie.» Finita la convalescenza, Giovanni si ripresenta ai dottori migliorato parecchio ma non del tutto, per evitare di essere mandato dove si combatte e si muore, e svolgere invece un servizio di caserma che garantisca una paga con vitto e alloggio. Nel frattempo, la famiglia vivrà con il sussidio governativo, l’affitto dei due appartamenti e i prodotti della villa lavorata da Gillo, il contadino. Immatricolato nell’Arma dei C.C.R.R., Giovanni ottiene di prestare servizio a Diano Marina, dove abita il fratello Pietro, maresciallo dei carabinieri a riposo. La sera prima della partenza, allegro e ciarliero, discorre a lungo con la moglie in camera da letto ed io rimango con loro perché non voglio perdere nessun dettaglio. Il babbo spiega alla mamma che la sede di Diano Marina è dovuta al fratello Pietro, cui potrà rivolgersi per qualsiasi evenienza, e il suo ottimismo si trasmette anche a noi. Preso dall’euforia del momento, il babbo racconta che in ospedale ha incontrato un vecchio commilitone, recluta a Piacenza ai tempi di gioventù, che gli ha raccontato come si è laureato dopo il congedo ed è diventato avvocato. Adesso è pieno di quattrini e non ha nessuna intenzione
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