Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 di indossare ancora la divisa perché secondo lui la situazione dell’Italia è catastrofica: «Poco sviluppata, male armata, priva di materie prime e chiusa nel Mediterraneo dagli inglesi, legata mani e piedi alle sorti della Germania di Hitler, non può sperare di farcela.» Purtroppo gli credono in pochi, anche il babbo lo considera troppo pessimista e cambia argomento. Gli chiede quanto potrebbero costare gli studi per il figlio (che sarei io), perché ha fiducia in lui, e vederlo un giorno avvocato sarebbe la realizzazione del suo sogno più bello. L’amico risponde che oggi come oggi ci vogliono sessanta o settantamila lire, ma con il valore della lira che scende vertiginosamente tra qualche anno ci vorranno milioni. La mamma scuote il capo. I soldi, il babbo lo sa bene che non ci sono, ma con una punta di stizza mi rassicura che li troverà, ha solo bisogno d’imboccare la strada giusta, e con un po’ di tempo e di pazienza non tarderà a dimostrarcelo coi fatti. Io avvocato? Magnifico! A Preli non ci sono avvocati, sarò il primo. Commosso e orgoglioso sento che negli studi saprei farmi onore. Praticherei lo sconto sulla parcella agli amici e ai compaesani che volessero valersi del mio servizio per pratiche legali, dispute, consigli, difese in tribunale e via dicendo. Una settimana dopo la partenza del babbo per Diano Marina, il postino ci recapita un avviso dell’Ufficio Postale che annuncia l’arrivo di un pacco. Andiamo a prenderlo. È una cassetta colma di frutta, pane e pasta! La manda il babbo, che con una nota nascosta in una pagnotta ci informa che il rischio di venire denunciati è minimo. Ai controllori non interessa chi spedisce i generi alimentari tesserati o chi li riceve perché, se li trovano, li portano a casa loro o li rivendono. In una carta postale separata ci avverte che il pastificio di Cervo vende la pasta rotta, chiamata ‘pasta delle galline’, non soggetta al razionamento. Senza guardare troppo per il sottile, le spaghettate le facciamo con la pasta delle galline. Ci abbuffiamo da matti. Dopo un paio di settimane, arriva una seconda cassetta, più grande della prima, con le fessure ampie tra i listelli per non attirare l’ispezione. Dall’esterno si vede solo frutta e verdura, mentre all’interno ci sono maccheroni intatti, dolciumi e frutta secca, migliore di quella che mangiamo a natale. È la prima volta da anni che non mangiamo così bene. E anche l’ultima, perché di cassette non ne riceveremo più.

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