Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 tratta della moglie del suo uomo ed esce sostenuta dai racconti di tutto il male che Giovanni ha patito dalla moglie. L’una di fronte all’altra, incomincia Linda: è venuta per massacrare di botte la bagascia che ha fatto perdere la testa al suo legittimo marito Giovanni, sposato con due figli, che adesso per lei trascura il suo dovere di padre e di marito. La rivale, sbigottita, rinuncia a difendersi, torna velocemente in casa e chiude la porta. Linda, inviperita più che mai per vedersi sfuggita la preda, prima di abbandonare la scena manda all’indirizzo della rivale una caterva di epiteti e le comanda di lasciare il carabiniere con moglie e figli, che da quando l’ha incontrata si comporta come un imbecille e non ragiona più. Per fortuna i vicini le dimostrano solidarietà e cercano di aiutarla a riprendere la calma. Calmata ma decisa a non mollare, Linda racconta i particolari del suo dramma matrimoniale affinché la gente del luogo, ingannata fino ad allora dal carabiniere buono e dalla signorina innocente, sappia come stanno veramente le cose. I vicini a loro volta forniscono informazioni sul carabiniere gioviale che in attesa del matrimonio vedono spesso arrivare in bicicletta a visitare la fidanzata e la neonata. Tutti gli hanno creduto con la stessa facilità con cui lui ha mentito. La moglie Linda viene adesso a sapere che il carabiniere, padre della piccolina, aveva pagato i debiti del futuro suocero rimettendolo in pace con i creditori, e non tarda a ricordare quando il marito Giovanni aveva venduto tutti i castagni secolari del bosco intascando migliaia di lire senza darne in casa neppure una. Ricorda anche quando le aveva chiesto gli indumenti infantili dei figli «per donarli a una povera donna incinta di nove mesi con il marito al fronte, che dopo la nascita del bebè non aveva di che coprirlo.» Lei ci aveva creduto, li aveva cercati nel baule, li aveva dati via tutti, comprese le scarpine di lana all’uncinetto. Di fronte alla furia della moglie mio padre radicalizza le sue posizioni, le sue visite a casa nostra dalla Caserma di Diano Marina si fanno sempre più rare e tempestose, e possiamo ritenerci fortunati se riusciamo a mantenerci zitti, altrimenti ogni parola degenera in un putiferio. Mamma Linda lo tiene d’occhio perché sa che non sarebbe venuto se non avesse avuto in mente qualcosa da portare via. Se non trova quello che cerca sappiamo che tornerà e ci riproverà. Se invece viene sorpreso in fragrante si difende dicendo che è roba sua nella sua legittima casa, sta a noi provare il contrario. Senza apparente motivo ha infatti messo un lucchetto al cassetto
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