Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 11 Vacanza dagli zii Un giorno mio padre arriva in casa con l’animo disteso, quasi gentile. Dice che a Diano Marina ha parlato con il fratello Pietro e che insieme hanno deciso che io posso andare per qualche settimana di vacanza dagli zii, dove mi troverò bene e avrò occasione di dimenticare i retrogradi abitanti di Preli, che non capiscono niente. Sarà un’occasione per vedere un po’ di mondo, conoscere gente diversa che mi aiuterà ad evolvermi, altrimenti se rimarrò in casa come ho sempre fatto, finirò per pensare che Preli è il più bel paese del mondo, e nella vita — lo dice lui — non riuscirò più a distinguere il bello dal brutto. A Diano sarò accolto con simpatia e affetto, conoscerò i cugini, che sono studenti e intelligenti. Se mi piacerà, potrò rimanere un mese intero o fino all’inizio della scuola. La mattina che partiamo per Diano Marina il babbo cammina di passo lesto e alla stazione Principe apostrofa un ferroviere in divisa con voce risoluta per chiedergli su quale binario passa il treno per Ventimiglia, se partirà in orario e altri particolari — il tutto più per dimostrarmi come si comporta un uomo di mondo quando viaggia che per ottenere informazioni. È infatti il mio primo viaggio fuori città e sono tutto eccitato. Appena il treno si muove, mi affaccio al finestrino a guardare il panorama, ma quando passiamo sui ponti o sui dirupi rocciosi della Riviera di Ponente, mi ritiro spaventato, sperando di non finire nel burrone. Tuttavia, per non perdere del tutto il gran panorama evito di sedermi dentro il comparto dove mio padre, il carabiniere in servizio, tiene banco esprimendo l’opinione che al giorno d’oggi non esiste più il timore di Dio, nessun pudore e senso della morale, e si vede in giro tanto malcostume che la guerra non può essere altro che un castigo divino. Lo dice con tanta convinzione che pare ci creda davvero. In casa dello zio Pietro, incontro per la prima volta l’intera famiglia. I cugini, maschi e femmine, sono disinvolti e sportivi, vanno in bicicletta e si comportano come se avessero sempre da fare. Se chiedo qualcosa continuano imperterriti. Conversare diventa impossibile.

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