Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 per fare la comunione bisogna essere a digiuno dalla mezzanotte, mentre noi all’andata avevamo fatto una scorpacciata di uva attraversando i campi. Lo faccio presente convinto di avere finalmente trovato anch’io qualche cosa di interessante da dire, ma l’effetto è scarso, Maria mi fa segno di tacere e Gino ci pensa su un istante concludendo che non poteva essere peccato perché non l’avevamo fatto apposta. Quello stesso giorno il cielo è limpido e l’aria tiepida. Eccetto lo zio Pietro, che ha da fare nella villa, tutti sono d’accordo di andare in spiaggia. Ero felice! Finalmente farò il bagno in mare, sognato fin dal primo giorno che sono arrivato. Vorrei partire subito, ma la famiglia deve portarsi dietro una quantità di oggetti indispensabili: l’ombrellone per ripararsi dal sole, i seggiolini per sedersi comodi, il telo da stendere sulla sabbia, gli asciugamani per asciugarsi, la sedia a sdraio per la zia Nina, la borsa con la merenda, le riviste da leggere, l’olio contro le scottature, le creme per la tintarella ecc ecc. Con un trasloco del genere non è possibile pedalare, ed ecco che salta fuori un compito anche per me: devo spingere una delle biciclette a mano. Nello stabilimento balneare bisogna pagare l’entrata e affittare la cabina, ma c’è un’incredibile quantità di gente e la zia Nina annuncia di cattivo umore che lei per oggi non farà il bagno. Le cabine sono tutte occupate e noi giovani ne dobbiamo condividere una con altri bagnanti, per i quali la zia nutre una quantità di sospetti — ragione per cui ci ordina di mettere tutte le nostre cose di valore nella borsa e di portarla da lei sulla spiaggia. Quando finalmente allunga la sdraio sulla sabbia e incomincia a leggere, i due cugini si mettono gli occhiali da sole e la cuffia di gomma in testa e prima vanno avanti e indietro sulla spiaggia con passo sportivo salutando qualche conoscente, poi nuotano fino alla boa e infine escono dall’acqua e si asciugano con stile. Ed io? Non ho il costume da bagno, perché non l’ho mai avuto, e devo fare il bagno in mutande. Avanzo vergognoso tra la folla, che neppure mi vede, affronto il mare fino al petto, evito di andare al largo, nuoto parallelo alla spiaggia e... vivo il mio sogno. Durante la merenda i cugini si dissetano con la coca cola, che io non bevo perché mamma Linda dice che è veleno, e con i pochi soldi che ho in tasca compro un frappè. Ne vorrei offrire uno alla zia Nina, che continua a leggere, ma le mie finanze non me lo permettono.

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