Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 15 Storie di sfollati A tredici anni o poco più inizio a seguire con intenso interesse gli sviluppi della guerra. Gli anglo-americani conquistano la Sicilia, il Gran Consiglio mette Mussolini in minoranza, le forze armate sono allo sbando. Alla popolazione non rimane che prendere atto della nuova situazione. Il grande macello riprende vigore nei successivi ventun mesi di guerra, combattuta adesso tra i fascisti e i tedeschi da una parte e gli alleati anglo- americani e i partigiani dall’altra. Con la passione che mi accende il fuoco nelle vene, la voglia di partecipare è tanta, ma è difficile districarsi nel grande groviglio: i mezzi d’informazione sono pochi, la radio ce l’hanno solo le famiglie ricche, i giornali danno notizie di parte. La gente impaurita non manifesta pubblicamente le proprie idee e i parenti non ne parlano mai di fronte ai giovani, che potrebbero lasciarsi sfuggire qualche parola compromettente e mettere nei guai la famiglia. In questi tempi difficili tra gli sfollati a Preli ci sono la Gertrude e il marito Annibale, impiegato statale, con il figlio Eldo, studente di liceo. Provengono dai quartieri della Genova bene e sono gli unici vicini di casa ad avere la radio. Durante il giorno la Gertrude ascolta solo le canzonette, ma quando trasmettono le notizie di guerra per convincerla a sincronizzarsi le porto le verdure dell’orto, le spacco la legna da ardere o le prometto di andarle a prendere il latte fresco nella stalla in cima a Preli. Mentre io ascolto, lei esce di casa, va a portare da mangiare ai gatti, fa il bucato o qualche altra cosa. Anche ai miei amici non interessa la radio, dicono che ascoltarla è rischioso, che se lo sanno i fascisti ci arrestano e ci bastonano. Anche il figlio Eldo, più grande di me di qualche anno, non si interessa di politica, ha le mani bianche e il viso pallido, parla solo in italiano, ma non si dà arie e noi del gruppo di amici locali lo abbiamo accettato senza riserve fin dal primo giorno che è arrivato a Preli. Annibale è alto ed elegante, ha gli occhiali d’oro e la borsa di pelle, e pensa solo alla Celeste, la sua amante. Anche lei è sfollata e abita con la famiglia nell’appartamento al terzo piano che noi affittiamo alla Elena. Celeste è la moglie di Antonio, capoufficio di Annibale. La coppia ha una
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