Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 figlia di cinque anni, Dolores, e ogni volta che dal terzo piano la madre la chiama in casa, mamma Linda a pianoterra aggiunge « de panza! (di pancia)» a voce alta perché non può sopportare quel nome appioppato alla povera bimbetta, così carina. Mamma Linda odia la Celeste perché porta lo scandalo nel quartiere. Ce l’ha anche con la Elena perché la ospita nel nostro appartamento pagandoci solo l’affitto bloccato di ottanta lire al mese, che ormai sono appena sufficienti a comprare un chilo di pasta alla borsa nera. Celeste, che è furba e non vuole cadere nella trappola dell’ostilità tra Linda ed Elena, si barrica in casa e mia madre non riesce mai a litigare con lei. Le due famiglie sfollate — Antonio con Celeste e Annibale con Gertrude — non vengono tenute in gran conto a Preli nonostante abbiano atteggiamenti signorili. A me invece piace molto la Celeste, che mi pare bella e voluttuosa a parte le gambe simili a quelle del tavolo da cucina, e mi piacerebbe tanto starle vicino, toccarla, prenderle la mano. Ma considerata la mia età e la mia posizione di figlio dell’odiata padrona di casa, la Celeste non mi degna neppure di uno sguardo. Una sera, sapendo che Eldo parteggia per la madre Gertrude, per ingraziarselo Celeste gli chiede di accompagnarla a prendere il latte in cima al paese. Lui rifiuta e mi offro di accompagnarla io. Niente da fare, lei borbotta alcune parole poco carine e io ci rimango male, anzi malissimo. Sergio, figlio della Elena, è vagamente mio amico. Un pomeriggio, all’uscita della fabbrica dove lavora, il padre viene preso dai tedeschi in una retata insieme a tutti gli altri operai e deportato in Germania. Alla tremenda notizia, Elena piomba nello sconforto, rifiuta il cibo e per tre giorni batte i piedi sul pavimento. Poi come per incanto, con grande sorpresa di tutti nel caseggiato, cambia registro, ospita alcune persone venute da Genova apposta per lenirle il dolore e in casa si balla, si beve e si fa musica con il grammofono a tromba, tutti quanti compreso il figlio Sergio. La festa continua nei giorni e nelle sere successive. Lo zio Beppe fiuta l’aria che tira al terzo piano e partecipa al divertimento. Anche mio cugino Stefano, il primogenito di Beppe, che dall’aspetto pare ormai un giovanotto, si intrufola in casa della Elena e, dopo qualche approccio andato a segno con la Celeste, è cosa fatta. La situazione degenera quando Celeste, in preda ad una travolgente passione per Stefano, non si controlla più. Mamma Linda è contrariata da quello che succede in casa dei suoi inquilini perché in paese
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