Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 tutti chiacchierano e raccontano che lassù si balla nudi, ci si scambia le donne e gli uomini sfiniti stramazzano ubriachi sul pavimento. Eldo, il tranquillo figlio di Annibale e Gertrude, adesso si fa vedere raramente e non parla mai dei suoi problemi in famiglia. Dopo il coprifuoco, quando è buio e la gente è tutta in casa, noi da basso a pianterreno sentiamo piombare a intervalli regolari delle pietre contro le persiane del terzo piano. È un fatto strano, forse pericoloso, e mamma Linda ci vieta di uscire per capire di che cosa si tratta. Ci vorrà qualche settimana prima che la sassaiola si esaurisca. Solo dopo molto tempo, quando la famiglia di Eldo non abiterà più a Preli, l’amico Luigi mi racconterà che le pietre le tirava Eldo, furibondo con la Celeste che, oltre ad averle sedotto il padre, lo tradiva con Stefano, gli spillava i soldi e li aveva ridotti a mangiare solo radicchi e patate bollite. L’andazzo in casa di Elena continua fino a quando il diavolo ci mette la coda, e anche lei si innamora di Stefano. Ma è vecchia e non regge il confronto con Celeste, e il giovane Stefano glielo dice a chiare lettere. Lo smacco rende furibonda la padrona di casa di Celeste al punto che gli rifiuta l’accesso. Ma lui risponde spavaldo: «Se Lei non mi lascia entrare in casa, sarà la Celeste che mi aprirà la porta!» È il colmo dell’insolenza e le due donne litigano ferocemente. Con il risultato che Celeste fa le valigie con il marito Antonio e la figlia Dolores, ed Elena dà il via a una campagna di rivelazioni oscene, condite di particolari sconci da fare impallidire il più turpe dei pervertiti, senza rendersi conto che parlando così ci rimette anche lei. Dall’Armistizio dell’8 settembre del 1943 mio padre ha smesso la divisa di carabiniere e di conseguenza mia madre ha perso il sussidio. Adesso in casa per sopravvivere abbiamo solo i prodotti dell’orto, la frutta della villa, le centosessanta lire al mese dei due affitti bloccati e quelle poche lire che ci lascia ogni tanto lui. Per schivare i mitragliamenti aerei degli alleati e le retate dei fascisti nelle stazioni ferroviarie, Giovanni va avanti e indietro tra Genova e Diano Marina con una vecchia bicicletta. Dalla quantità d’energia che consuma nell’esercizio fisico trae la gioia di sentirsi in forma per la sua giovane amante. A Diano Marina riallaccia i contatti con le famiglie contadine che aveva conosciuto quando era là in servizio e in caserma arrivavano le lettere anonime indirizzate al maresciallo con le soffiate della gente. Dal
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