Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 formato e dalla calligrafia lui le riconosceva e avvertiva gli interessati ricevendone in cambio compensi e amicizia. Adesso queste stesse famiglie praticano il mercato nero, alcuni macellando clandestinamente le bestie, altri vendendo l’olio d’oliva, altri ancora facendo il sale con l’acqua del mare. A Genova i clienti abbondano ed è facile piazzare qualsiasi merce commestibile. Mio padre partecipa a questi traffici. Quando viene da noi a Preli vende l’olio alla gente. Una mattina arriva la Beppa con una lattina vuota e un’amica. Giovanni serve la Beppa con il misurino da mezzo litro, ma ad operazione terminata l’olio risulta scarso di almeno due dita. Alla Beppa non piace passare per fessa, il babbo divaga, cambia argomento e fa del suo meglio per confonderla, ma la Beppa diventa cattiva e si rifiuta di pagare. Allora lui cambia tattica, dice di essere generoso per natura, che non ama litigare con i clienti, specialmente quando sono donne, pareggia il livello dell’olio, intasca i soldi, serve anche l’amica e tutti sorridono. Ma Giovanni viaggia e ci tiene a far sapere che la sa lunga sui fatti che succedono lontano da Preli. Sfrutta così la presenza delle due donne per farsi ascoltare dalla moglie, con cui non parla da tempo ma che vorrebbe rendere invidiosa dei suoi affari: «All’olio d’oliva e alle altre merci che porto in città, in barba ai brigatisti neri e agli sbirri in servizio lungo la Riviera, aggiungo qualche pelle di mucca per la conceria. Ormai mi ritengo esperto delle pelli e del cuoio e posso affermare con orgoglio che il cuoio, scarso e ricercato, presto verrà considerato più prezioso dell’oro. A guerra finita, quando i comunisti saranno al potere e la proprietà privata verrà abolita, ogni bene passerà sotto l’amministrazione dallo Stato, anche l’oro. Senza il libero mercato il tenore di vita si abbasserà. Ogni individuo mangerà in proporzione al proprio rendimento, quelli che avranno lavorato di più mangeranno di più e lo Stato penserà a chi non può lavorare. Nessuno potrà accumulare ricchezze. Ci vestiremo tutti uguali. I preti e i frati saranno aboliti, le chiese e i conventi bruciati. Ma qui sta il punto: il baratto clandestino delle merci riprenderà vigore. Negli agglomerati urbani, per la sua scarsa deperibilità e facilità di occultamento, il cuoio diventerà la merce di scambio per eccellenza e la migliore garanzia alla sopravvivenza.» Giovanni racconta anche che quando era carabiniere arrivavano in caserma le donne a denunciare i mariti lamentandone le poche attenzioni a letto e lo scarso sostentamento finanziario credendo il maresciallo capace di
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