Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 poteri magici. Poi fa previsioni apocalittiche per l’Italia quando la guerra finirà e i vincitori ci manderanno il conto delle bombe sganciate sulle nostre città. Per fortuna le due donne capiscono che vuole impaurirle e girano la sua chiacchiera in scherzo. Giovanni allora riporta con fervore fatti fantasiosi e volgari sentiti in caserma. Mamma Linda aggrotta le sopracciglia e non vede l’ora che il marito la smetta, ma Giovanni si serve ancora delle due donne. I gerarchi fascisti sono tutti donnaioli, hanno sempre fatto stragi di cuori femminili. Graziani e Badoglio hanno l’amante e non c’è niente di strano ad avere l’amante. Segue la descrizione dei regali che i gerarchi fanno alle amanti: pellicce, gioielli, viaggi, ville, soggiorni in alberghi di lusso ecc., nonché delle posizioni erotiche che le amanti assumono per conquistarsi i favori degli uomini importanti e delle perversioni di Gabriele D’Annunzio. A questo punto Linda non ce la fa più: «Se tu credi di essere come i gerarchi o come D’Annunzio e vuoi scimmiottarli sei proprio un gran cretino che ha tanta lingua ma non sa neppure provvedere per i propri figli. Dovresti vergognarti di venire in casa a parlare di queste schifose balordaggini.» La Beppa non si diverte più, afferra la lattina dell’olio e se la fila rapidamente con l’amica. A questo punto mio fratello Giacomo, con l’ingenuità dei suoi sette anni, chiede al babbo se non ha mai fatto come D’Annunzio. La mamma esplode. Anch’io sono mortificato, lo invito ad andarsene e lasciarci in pace, ma lui non si decide a partire finché Giacomo ha uno sbotto di pianto e prima di partire lascia sul tavolo cinquecento lire. La mamma non fiata. Sono una miseria e lui lo sa, si scusa, per adesso non può dare di più, i soldi che guadagna gli servono per ingrandire il suo commercio.

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