Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 stivaloni di gomma. Comunque adesso, per quella poca strada che c’è da fare, tengo mia madre sotto il braccio e il suo ombrello basta per due. Ed eccoci dunque in farmacia davanti al dottor Romea, che parla poco ma ascolta molto. Mentre mia madre espone la mia intenzione di occupare il posto vacante, usa un tono ossequioso e mi domando se lo fa perché teme che io non sia abbastanza bravo (ma sono suo figlio, è mai possibile che ai suoi occhi io valga così poco?) o perché per la sua etica all’antica nutre eccessiva riverenza per quelli che hanno i soldi (ma un tempo non li aveva anche lei?). Quando la mamma tace il dottore mi raccomanda dedizione e spirito di collaborazione: posso presentarmi domani alle nove e sarò trattato bene, il lavoro sarà interessante e con lui maturerò presto l’esperienza che mi farà uomo. «Altro che uomo — penso tra me — ormai sono intrappolato. La gioia di svagarmi con gli amici e di badare all’orto e alle gabbie dei conigli finisce qui.» Appena fuori domando a mia madre perché non ha chiesto al farmacista quanto mi darà, ma lei risponde con stizza che non lo ha fatto perché non voleva irritarlo con domande inopportune e che per sapere quanto sarà la paga dovrò aspettare la fine della settimana. Il farmacista mi ha assunto guardandomi in faccia, non mi ha chiesto né nome né indirizzo. Sento che valgo ben poco, che la miseria inchioda un ragazzo della mia età, senza qualifiche e senza conoscenze, in un lavoro odioso. Ma mamma Linda, tutta presa dal successo appena conseguito, mi spiega che tra qualche anno la guerra sarà finita, sarò un giovanotto ed avrò alle spalle una bella esperienza di farmacia, potrò diventare rappresentante di prodotti farmaceutici e che quello è un lavoro pulito e redditizio, che mi darà prestigio e mi farà contento, altro che passare una vita zappando l’avara e pietrosa terra di Preli. Mentre ci avviamo a prendere il tram in via Canevari, noto sul marciapiede i mazzi dei fili telefonici in acciaio agro, verdi, grigi e gialli, isolati con materiale scadente. Neppure Foglia, lo stracciaiolo che viene a Preli, li vorrebbe. Allora capisco che per arrivare a fare gli impianti così scadenti dev’essere magra anche per i signori della guerra venuti dal nord. Sono loro, i tedeschi, che li hanno messi sui marciapiedi per le loro comunicazioni riservate. In corso Galliera i magnifici platani di un tempo sono ridotti ai minimi termini dalle accette della gente infreddolita. Il traffico motorizzato è solo dei tedeschi. I trasporti commerciali si fanno con
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