Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 19 Sulla difensiva E mentre la situazione peggiora all’esterno, qualcuno in officina parla. Parla sottovoce di Aldo per esempio, che prima del mio arrivo lavorava sul secondo tornio ma io non ho ancora visto. Qualcuno dice che è malato, qualcun altro che non viene più a lavorare perché è vecchio, qualcun altro ancora che andando avanti e indietro con il tram da Molassana all’officina corre il rischio di venir arruolato nei battaglioni della morte di Salò. Ma quando suo fratello è venuto in officina a prendere i suoi effetti personali ha detto ad Angiolino che di Aldo si erano perse le tracce da qualche tempo e che neppure i genitori sapevano dove fosse. Incuriosito, chiedo che tipo fosse Aldo e Angiolino — come se si accorgesse solo adesso della mia presenza — mi racconta che Aldo è un bravo ragazzo, che lavorava sul secondo tornio ma dava segni di irrequietezza e che qualche giorno prima del mio arrivo gli aveva confidato di voler portare il suo contributo fattivo alla causa della Libertà e della Pace in questo momento difficile che sta attraversando l’Italia. Per Aldo il fatto di aspettare la liberazione da parte degli Alleati era una posizione passiva e traditrice. Angiolino aveva capito, anche se il fratello non l’aveva detto, che Aldo era in montagna con i partigiani. Nel mio intimo vorrei tanto poter andare in montagna con Aldo, ma anche se rimango in officina ho la sensazione che il mio maestro nutra fiducia nei miei confronti. Infatti Angiolino inizia a mostrarmi le flange fuse accatastate fuori del reparto, ne monta una sul mandrino e mi incoraggia: «Per fare il lavoro di Aldo ti basta solo un poco di buona volontà e di attenzione.» Dopo averci preso la mano, la levigazione delle flange sul tornio si rivela un’operazione facile e ripetitiva tanto da lasciarmi il tempo di pensare a tutt’altro. Per esempio quando Sampieri discute con i clienti un nuovo ordine e poi alla consegna ne riscuote i soldi pattuiti, mi vien fatto di pensare: «Se con la mia paga settimanale io posso comprare due chili di pasta, Angiolino, che guadagna quattro volte di più, ne può comprane otto e il nostro datore di lavoro cinquanta o cento chili.» A parte l’invidia, che in questi casi non è facile tenere da parte, penso che se un giorno riuscirò a

RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1