Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Allora non avendo ancora imparato che in queste cose ci vuole più astuzia, tramuto l’ammirazione in ardente passione e mi faccio coraggio: il mio compito è di fare la guardia agli aeroplani. Se lei viene fuori per la stessa ragione significa che abbiamo qualcosa in comune e possiamo collaborare, con quattro orecchie è meglio di due. Ma dai suoi monosillabi non ricavo alcun incoraggiamento. Desolato ma non del tutto sconfitto, ogni volta che monto di guardia, il mio primo pensiero è per lei e le sue tette protuberanti più che per gli aeroplani e quando riappare la guardo il più a lungo possibile pur fingendo di guardare altrove. Una mattina Sampieri ordina a me e all’impiegato di andare in via Donghi con la carretta carica di rottami. Arrivati nel deposito dobbiamo solo dire: «Ci manda Sampieri per Mantero», pesare il carico, togliere la tara e tornare indietro in fretta. Questo significa uscire durante le ore di lavoro e vivere una nuova avventura. Partiamo contenti, ma pur alternandoci spesso sotto le stanghe, dopo un paio di chilometri siamo già stanchi, dimentichiamo l’entusiasmo, auspichiamo che un allarme ci permetta di andare in un rifugio antiaereo e che una bomba distrugga la carretta. Invece niente aerei, niente allarmi. Arrivati sfiniti nella parte bassa di via Donghi, alla vista della strada tutta in salita siamo presi dallo sconforto. Per fortuna alcuni uomini anziani, senza dire parola, ci danno una mano a spingere la carretta fino al cancello del deposito dei rottami. Lì il controllore dei movimenti esce spedito dal suo gabbiotto e ci ordina di smammare subito e di non farci più vedere giudicandoci due pezzenti bisognosi di raggranellare qualche lira con i rottami rubati. Ma noi, pur stanchi e rintontiti, ripetiamo le fatidiche parole del nostro principale: «Ci manda Sampieri per Mantero» e come per incanto tutto si risolve felicemente. Sulla via del ritorno contenti di avercela fatta uno a turno sale sulla carretta e l’altro la tira. Arrivati al cimitero di Staglieno tocca a me tirare quando colto da improvviso entusiasmo anzichè tirarla dal davanti la spingo dal dietro. Tutt’a un tratto la carretta mi prende la mano e sbanda sulla destra proprio mentre sta arrivando il tram. Il mio amico, impossibilitato a scendere pena un grave incidente, non può fare altro che gridare come un forsennato. Io abbasso le stanghe e mi faccio trascinare ma non riesco a fermare la carretta. Per fortuna il conducente del tram ci ha visti e frena. Sono tutti e due pronti a prendersela con me, ma il conducente del tram non rileva alcun danno al tram, riprende la calma dell’uomo
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